Archivio: Web TV
BBC, esperimenti in salsa Creative Commons
L'emittente britannica lancia un intero programma manipolabile a piacere degli utenti grazie all'apposita licenza, disponibile in svariati formati video. Per ora è un esperimento, ma non si escludono ulteriori sviluppi
BBC si mostra sempre più in vena di esperimenti via web: dopo aver lanciato di recente il proprio palinsesto mobile accessibile via smartphone, l'emittente britannica annuncia un nuovo progetto pilota volto alla creazione del primo programma televisivo disponibile al download rilasciato con licenza Creative Commons. Disponibile tramite l'apposito server FTP, il primo episodio della serie è disponibile in vari formati, nonché in edizione ridotta.
La prima puntata di R&D TV, questo il nome del programma a cadenza mensile, è disponibile al download per tutti, senza alcuna limitazione geografica. Il programma ruota intorno alla tecnologia, ospitando nell'episodio d'apertura ospiti dai volti ormai noti nel panorama dell'IT globale: dal responsabile del progetto OLPC Nicholas Negroponte a due dei fondatori di Digg. Come precisato da BBC stessa, è troppo presto per poter parlare di una vera e propria serie: molto dipenderà dal feedback degli utenti, anche se una seconda puntata sarebbe già in fase di definizione per il mese di maggio.
WSJ: VIDEOCLIP SU YOUTUBE, INTESA VICINA CON UNIVERSAL
Google starebbe per accordarsi con la Universal Music per portare i video musicali su YouTube.
Lo scrive oggi il Wall Street Journal citando persone vicine alla trattativa. In base all’intesa, il sito di condivisione video fornirebbe alla Universal anche la tecnologia e un supporto alla vendita di pubblicità, per consentire alla casa discografica di distribuire contenuti video su altri siti internet.
I dettagli finanziari dell’accordo, ancora in fase di negoziazione, non sono noti. Secondo il quotidiano newyorchese la partnership, denominata “Vevo”, sarebbe nell’aria già dall’anno scorso e i colloqui sarebbero ormai a uno stadio avanzato.
YouTube , una "vetrina" aperta
Finita la fase di rodaggio, via ufficiale alla pubblicità sul sito: secondo il sistema delle partnership, chi mette online i migliori video autorizza che vi venga inserito uno spot
YouTube si accinge a diventare il nuovo modello di televisione pubblica, seguita da un pubblico sempre meno telespettatore e sempre più artefice, spesso vero e proprio artista. Girare un video e "postarlo" nella finestra di You Tube è una pratica ormai familiare per milioni di persone in tutto il mondo. La novità è che adesso la televisione fai-da-te oltre a regalare uno spazio di elevatissima visibilità, concede agli utenti la possibilità di guadagnare fino a 100mila dollari l´anno, acconsentendo all´inserimento di spot pubblicitari durante la riproduzione dei propri filmati.
Così ha fatto Michael Buckley, un trentenne del Connecticut, consulente di musica, che alla fine ha deciso di licenziarsi dall´azienda di promozioni musicali dove lavorava per dedicarsi a tempo pieno alla nuova e assai più redditizia attività. E´ accaduto che l´intraprendente Michael partecipava da ospite ad una trasmissione di un piccola tv rivelando un imprevisto estro comico: a un certo punto gli è venuta l´idea di metterli su YouTube, e hanno avuto un successo incredibile. E´ così entrato nel piano di partnership ideato dalla piattaforma di videosharing e ha dato il permesso di inserire messaggi promozionali durante la visione dei propri lavori.
Bernabè: «Non cederemo La7, ma il futuro della tv è online»
Telecom Italia non intende cedere La7, l'emittente che, tramite Telecom Italia Media, fa capo al gruppo telefonico.
A smentire le voci di un'imminente cessione è stato lo stesso amministratore delegato Franco Bernabè che ha definito l'emittente «un patrimonio di competenze e di esperienze che - ha detto- ci consente di dialogare con gli altri broadcaster».
«La7 - ha aggiunto rispondendo nel corso di una tavola rotonda alla conferenza sulla tv digitale sulle voci di una cessione - è uno strumento utile, che ci dá valore aggiunto e che intendiamo mantenere». Ciò detto, Bernabè ha chiarito che il suo gruppo «non ha la vocazione a fare il broadcaster». «Noi -ha sottolineato- vogliamo essere grandi fornitori di piattaforme tecnologiche e quindi di Iptv (il sistema di trasmissione di contenuti audio-video attraverso la rete), che è il futuro della televisione».