Archivio: Web 2.0

MUSICA: ACCORDO YOUTUBE-SIAE PER MUSICA IN VIDEO ONLINE

Siae e YouTube hanno siglato un accordo di licenza che copre l’uso della musica in streaming nei video in Italia attraverso la piattaforma di video online. La licenza ha una durata di tre anni, sino a fine dicembre 2012.

 


Come risultato dell’accordo, autori, compositori ed editori musicali rappresentati da Siae saranno ricompensati quando viene utilizzata la loro musica.

 


“Questo accordo segna un momento importante nell’attività di tutela svolta dalla Siae, con l’obiettivo di assicurare agli autori e agli editori un compenso che tenga conto dell’intensità di utilizzo delle loro opere su una piattaforma molto popolare, che costituisce oggi uno dei principali veicoli di diffusione e di valorizzazione del repertorio musicale”, spiega Manlio Mallia, direttore dell’area Attività internazionale e accordi broadcasting e new media della Siae.


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Il giornale del futuro si chiamerà Apollo

Personalizzato, a misura dell’utente


L’azienda statunitense Hawthorne Labs ha lanciato un’applicazione per iPad che punta a tracciare il profilo del “giornale del futuro”: personalizzato e comprensivo soltanto delle notizie di maggiore interesse per l’utente.

 

L’applicazione, denominata “Apollo”, contiene algoritmi di misura del tempo trascorso su un articolo, registra le fonti più consultate e tiene conto degli articoli votati con una tecnica alla Facebook (pollice su o giù).

 

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Il dilemma dell'industria musicale: evoluzione o rivoluzione?

Un articolo sul sito del MidemNet rilancia un dubbio sul futuro: basta adattarsi o bisogna cambiare del tutto?

Un breve testo pubblicato da Bruce Houghton sul blog del MidemNet (l'appendice tecnologica della fiera discografica Midem di Cannes) rialza il tiro ideologico su quanto stiamo assistendo nel mondo della musica. "Internet, Napster, iTunes, i media online, i social network e tutto il resto hanno scatenato una rivoluzione digitale che ha capovolto l'industria musicale", scrive Houghton. "Oggi, diversi anni dopo l'inizio di questa rivoluzione, la risposta di molti protagonisti del settore continua a essere un tentativo, neanche troppo entusiasta, di evolvere".

Ma l'evoluzione, è il succo del discorso di Houghton, non può funzionare perchè l'antico equilibrio tra fan e produttori si è ormai rotto: "I fan, che un tempo dipendevano rigidamente dai gusti musicali, dalle strategie commerciali e dal controllo dei formati da parte di poche persone, hanno sfruttato gli strumenti forniti dalle tecnologie digitali per liberarsi". 

E' quello che Houghton definisce come il passaggio da "master" a "equal", da "padroni" a "pari", da una gerarchia verticale a un sistema molto più complesso (se non proprio orizzontale, poco ci manca) in cui i produttori di contenuti ormai si muovono sullo stesso livello e con lo stesso potere dei fruitori, i consumatori, i fan. Una situazione del genere, conclude Houghton, necessita di qualcosa di più di qualche piccolo aggiustamento: "La risposta a una rivoluzione non può essere l'evoluzione. Piuttosto, servono esperimenti radicali seguiti da cambiamenti radicali".

 

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YOUTUBE: BATTE VIACOM, PER IL GIUDICE NON VIOLO' IL COPYRIGHT

IL COLOSSO DELL'ENTERTAINMENT RICORRERA' IN APPELLO

di Titti Santamato

Una vittoria giudiziaria importante per YouTube nella maxi causa intentata da Viacom, che sicuramente portera' nuova linfa al lungo dibattito sui diritti d'autore e Internet, anche in Italia: un tribunale di New York ha stabilito che la piattaforma video piu' famosa al mondo non ha violato il copyright e che quindi non dovra' pagare un miliardo di dollari cosi' come chiesto dal colosso dell'entertainment.

La richiesta era stata avanzata da Viacom, proprietaria tra l'altro di Mtv e degli studios Paramount e DreamWorks, che aveva accusato il sito di diffondere clip pirata protette da copyright e consapevole della loro provenienza illegale, solo per aumentare il numero di utenti. Il risarcimento danni di un miliardo di dollari era stato calcolato da Viacom sulla base dei filmati incriminati, circa 100 mila.

Le richieste sono state pero' respinte da un tribunale di New York, che nella sentenza di 30 pagine - gia' nota poiche' negli Stati Uniti i dispositivi vengono pubblicati subito e non dopo qualche mese - e visibile sul blog ufficiale di Google, riprende una normativa di 12 anni fa, il Digital Millenium Copyright Act, proprio quello su cui faceva leva Big G. Secondo questa legge statunitense, le societa' internet sono al riparo dalla violazione di diritti di autore se, avvertite di possibili problemi dai titolari dei diritti, provvedono immediatamente a rimuovere dai loro portali i contenuti oggetto di contenzioso. ''La corte ha deciso che YouTube ha agito nei confini del Digital Millennium Copyright Act e che i suoi servizi online sono protetti perche' abbiamo lavorato in cooperazione con i titolari di copyright per aiutarli a gestire online i loro diritti - ha detto il vicepresidente Kent Walker -. Questa e' una vittoria importante non solo per noi - ha aggiunto - ma anche per i miliardi di persone nel mondo che usano il web per comunicare e condividere esperienze''.

 

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