Archivio: Ricerca e Sviluppo
Com'è il mondo che verrà
I limiti del possibile sembrano chiudere il futuro in un'incessante ripetizione del conosciuto. Ma i limiti del possibile si spostano, come dimostra la storia. E per spostarli bisogna prima di tutto vedere oltre. L'impossibile, spesso, è solo l'invisibile. Per questo, i visionari sono necessari. Vedono ciò che gli altri non vedono. E per questo, a molti, i visionari sembrano soltanto dei pazzi.
La ricerca sul genoma è un percorso difficile e ricco di risultati, ma il concetto di "medicina personalizzata" è una visione. Lo sviluppo delle tecnologie internettiane è una strada straordinariamente fruttosa, ma l'idea del rinnovamento dei media portato dalla rete delle persone che si esprimono e connettono nel web 2.0 è una visione. In qualche modo, i visionari sono capaci di immaginare un futuro e una strada per costruirlo. Se sanno raccontare quello che immaginano in modo convincente, riescono a farlo vedere anche ad altre persone. In questo, uno come Steve Jobs è attualmente imbattibile.
Questo è decisivo per avviare un movimento innovativo che riesca davvero a realizzare la sua visione. Sicché il ruolo dei visionari è parte integrante dell'ecosistema dell'innovazione, composto da novità scientifiche e tecnologiche, rischi ed errori, creatività e imprenditorialità, leadership e scommessa collettiva sui progetti, finanziamenti e risorse culturali, apertura alla sperimentazione e una miriade di piccoli gesti quotidiani orientati nella stessa direzione. Il ruolo dei visionari è l'elemento sintetico di tutto questo.
È made in Italy il computer stile «Minority Report»
Tecnologie, creatività, ricerca e modelli di business innovativi: gli ingredienti per essere una società al passo con la globalizzazione dei mercati e la domanda di soluzioni digitali avanzate ci sono tutti. E infatti la trevigiana iO, nata nel 2004 per volontà di tre giovani soci (subito diventati otto) con alle spalle esperienze variegate presso aziende e università nel campo dei media digitali e delle Web agency, si presenta con un biglietto da visita per lo meno originale: essere la prima "interactive design firm" per lo spazio fisico.
Cosa significa? Lo leggiamo tra le righe del profilo aziendale. iO – che tanto è pronome dell'individuazione e dell'unicità quanto acronimo di input e output - fa del concetto di interazione naturale uno dei propri fondamenti ed è specializzata nella progettazione di spazi e oggetti interattivi in grado di rivoluzionare il modo in cui l'utente/consumatore/professionista accede alle informazioni digitali. E ancora. La missione di iO esprime è portare contenuti digitali interattivi nella vita di tutti i giorni, creando esperienze che rimangano impresse nella memoria delle persone, in ambienti in cui la tecnologia diventa invisibile e lo spazio fisico e il mondo digitale si fondono in un'unica dimensione, totalmente interattiva.
Tradotta in concreto, questa filosofia ha portato allo sviluppo e alla produzione di tavoli su cui spostare documenti in formato digitale come se fossero oggetti reali, di veri e propri muri (o pavimenti) che rispondono alla presenza e ai movimenti del passante.
L'Italia innovatrice che fa l'impresa
Piccoli distretti crescono. Sull'asse della Pianura Padana, da Torino a Milano, a Trieste. Poi su, verso Trento. E giù, passando per Bologna e Pisa, fino a Cagliari, Napoli, Bari. È l'Italia delle nuove frontiere della ricerca e dell'innovazione, dell'hi-tech, della bioingegneria e del biomedicale, delle nanotecnologie.
Un'Italia che si è mossa con una ventina d'anni di ritardo rispetto agli Stati Uniti e ai concorrenti europei, Gran Bretagna, Germania, Francia. Che però si è messa a marciare a gran ritmo per recuperare il tempo perduto. Grazie a una serie di iniziative che spuntano lungo tutta la Penisola e che coinvolgono, con un approccio finalmente di sistema, università, amministrazioni regionali, provinciali e comunali, associazioni imprenditoriali.
Eccola la novità di un Paese che si ribella alle cassandre invocanti un ineluttabile declino e che non intende arrendersi anche nella partita più delicata: quella dove vincono i cervelli e le idee. «Intanto – spiega Giuseppe Roma, direttore del Censis – le imprese hanno investito in tecnologia, capitale umano, efficienza organizzativa, presenza all'estero».