Archivio: Internet Governance

UK, la cura Mandelson è legge

Una quasi deserta House of Commons ha approvato il disegno di legge che introdurrà in terra d'Albione disconnessioni e blocco dei siti. Il fuoco delle proteste è divampato, chiamando in causa l'Unione Europea


Roma - C'è chi l'ha definito come un momento agghiacciante per la privacy online e per la stessa fondamentale libertà di tutti i netizen. Altri hanno parlato di un vero e proprio insulto alle regole parlamentari, agli utenti di Internet, alla democrazia del Regno Unito.

"Negli anni 60, Mao disse ai suoi contadini di sterminare i passeri che mangiavano il grano, un editto che produsse una piaga causata dagli insetti che in genere venivano divorati dai passeri". Così Mike Butcher, editor di TechCrunch Europe, che in un articolo pubblicato sul sito del Telegraph ha trovato la sua pietra di paragone: "Allo stesso modo, il Digital Economy Bill, cercando di tutelare gli interessi del copyright e punire il file sharing illecito, sta per creare una nuova cultura, in cui utenti e provider saranno inondati di minacciose lettere legali da parte dell'industria dell'intrattenimento".

È così passata anche alla House of Commons la contestata cura Mandelson al torrentismo in terra d'Albione, quel Digital Economy Bill che si appresta ora a diventare legge dopo le firme puramente formali da parte dei Lords e l'approvazione finale da parte della Corona. Questione di pochi giorni, certamente prima delle elezioni nel Regno Unito, previste per il prossimo 6 di maggio. Una fretta duramente osteggiata da alcuni parlamentari e dalla maggior parte degli opinionisti, dopo che c'erano voluti due mesi per il sì dei Lords.

 

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Peer-to-peer assolto in Spagna

Sentenza storica: «Le reti di condivisione non violano alcun diritto»

 

Un tribunale di Barcellona ha assolto il primo sito di condivisione di file ad essere stato portato in tribunale per un presunto reato contro i diritti d’autore. Secondo il giudice inoltre «le reti P2P, in quanto mere reti di trasmissione di dati tra privati, non violano alcun diritto protetto dalla legge sulla proprietà intellettuale».


Il principio di offrire link che rimandano ad altri contenuti - anche coperti da copyright, come succede nel Peer-to-peer - non è illegale perchè è il sistema su cui si basa la stessa Internet ed una moltitudine di pagine fanno ciò che si vuole impedire, compresi i motori di ricerca.

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INTERNET: FRANCIA, PIRATERIA CRESCE NONOSTANTE NUOVA LEGGE

Nonostante la legge antipirateria, negli ultimi mesi il numero di internauti francesi che fanno utilizzo di musica e filmati illegali è aumentato.

 

Lo riporta oggi Les Echos, secondo cui la Hadopi, invece di ridurre i consumi audiovisivi fuorilegge, potrebbe avere l’effetto di togliere al mercato legale una parte dei suoi acquirenti. “Il numero di pirati è cresciuto del 3% fra settembre e dicembre, tre mesi dopo l’adozione della Hadopi II”, scrive il quotidiano economico citando uno studio dell’università di Rennes.

 

La tendenza, prosegue Les Echos, rivela i difetti di una legge che guarda solo alle reti per la condivisione di file peer-to-peer e non ai siti che consentono la fruizione dei contenuti in streaming. Secondo lo studio, tra i francesi che ascoltano musica e guardano video online, il 15,8% ha usato lo streaming a dicembre, contro il 12,4% di settembre.

 

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Il Garante europeo boccia il trattato anti-contraffazione

Combattere la pirateria, sì, ma senza calpestare i diritti fondamentali dell’individuo. In un rapporto di una ventina di pagine pubbicato sul suo sito, il Garante Europeo per la Protezione dei Dati, Peter Hustinx, bacchetta le ultime iniziative legislative in materia poste in essere da vari Stati europeo, come la cosiddetta “dottrina Sarkozy” in Francia: tre avvisi di infrazione della normativa sul copyright e poi si viene privati dell’accesso alla Rete.


Secondo Hustinx, la leggi basate sul modello francese sono “altamente invasive della sfera privata degli individui” e “presuppongono un controllo generalizzato delle attività Internet degli utenti, comprese quelle perfettamente legali”.


A peggiorare il quadro c’è il fatto che tale vigilanza non viene portata avanti dalle autorità giudiziarie preposte, ma da soggetti privati: il primo luogo dai detentori del diritto d'autore (case discografiche e simili), che segnalano eventuali illeciti, e in seconda battuta dai provider che, ricevuta la segnalazione, associano all’indirizzo numerico Ip fornito il nome dell’abbonato. Tutto questo in violazione di almeno due direttive comunitarie: la 95/46, sul trattamento dei dati e la 2002/58, che riguarda l’elaborazione e la protezione dei dati nel settore delle telecomunicazioni.

 

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