Archivio: ICT
Il MIUR promuove il Piano per l’Editoria Digitale Scolastica
Il Miur, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Dipartimento per la Programmazione e la Gestione delle Risorse Umane, Finanziarie e Strumentali - Direzione Generale per gli Studi, la Statistica e i Sistemi Informativi - Ufficio V, promuove il Piano per l’Editoria Digitale Scolastica, finalizzato all’acquisizione di prototipi di “edizioni digitali scolastiche” che consentano di interagire efficacemente con le tecnologie digitali e che contribuiscano alla realizzazione di nuovi ambienti di apprendimento.
Il piano si propone anche come azione di impulso al mondo dell’editoria di settore.
I prototipi si otterranno attraverso procedure di acquisizione sul MEPA (Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione - www.acquistinretepa.it), con base d’asta di 150.000 € i.i. ciascuno; le Richieste di Offerta saranno emanate da Istituzioni Scolastiche diffuse su tutto il territorio nazionale e ripartite tra i diversi ordini di scuole.
In vista dell’emanazione del bando di gara che riguarderà l’acquisizione di 12 prototipi per la fascia dell’obbligo, si forniscono le linee guida per la predisposizione del Capitolato Tecnico per la Richiesta di Offerta (R.d.O.) sul MEPA in collaborazione MIUR, ANSAS, CONSIP e si attiva una consultazione (attraverso l’allegato questionario), per individuare osservazioni e suggerimenti da parte delle imprese del settore per una più compiuta conoscenza del mercato.
Facebook Music al lancio il social network ora suona
Zuckerberg stringe accordi con Spotify e altri fornitori di contenuti musicali in tempo reale, per integrarli nell'esperienza di navigazione del sito. Si potranno condividere canzoni e conoscere le preferenze musicali di altri utenti. L'obiettivo è diventare il crocevia della musica digitale
di TIZIANO TONIUTTI
ROMA - Verso la fine di maggio le prime voci: Facebook è interessato a Spotify, un popolare servizio di streaming musicale attivo in diversi paesi, ma non ancora negli Usa (e nemmeno in Italia). Spotify è in sostanza un enorme archivio sonoro, 13 milioni di brani: basta collegarsi per ascoltare gratuitamente tutto quello che si vuole, con alcuni spot pubblicitari occasionali. E poi naturalmente i brani possono essere acquistati o condivisi sulle reti sociali.
Un servizio molto simile a quello proposto da Apple con Ping, l'estensione social di iTunes. A cui però ovviamente Zuckerberg non può puntare. Qualche giorno più tardi, la strategia di Facebook è più chiara: non c'è solo Spotify nelle mire della grande F, ma anche servizi minori di condivisione sonora come Soundcloud e Turntable. Insomma, l'idea di Zuckerberg è di far ruotare l'industria musicale 2.0 anche nella sua orbita, e non solo in quella di Apple. E l'idea ha un nome: Facebook Music.
Facebook Music. Immaginate un lettore musicale innestato dentro l'interfaccia di Facebook, che può suonare la musica che preferite, creando playlist, o segnalare suggerimenti e condivisioni da parte di altri utenti. Questo a grandi linee sarà Facebook Music, controllato da un "cruscotto" specifico nelle preferenze, e un grande pulsante Play/Stop posto tra i comandi principali del sito. Una presenza non invasiva e però riconoscibile per sonorizzare l'esperienza del social network, e rimanere aggiornati sul flusso sonoro della vostra rete di contatti nello stesso modo in cui si viene notificati di altre condivisioni, testi, siti, video, status
Con Google 250mila libri online
È una piccola parte, ma un significativo inizio. La British Library va su Google con 250mila titoli che saranno digitalizzati e resi accessibili sia attraverso l'archivio della collezione britannica sia attraverso il motore di ricerca californiano.
Una frazione dei 150milioni di titoli che affollano le auguste sale della biblioteca forse più celebre al mondo, ma il segno di una direzione precisa che spinge il mondo della cultura verso l'utilizzo della tecnologia più avanzata.
La British Library non è nuova a esperimenti del genere avendo già reso digitali 65 milioni di testi attraverso una partnership con Microsoft che ha dato vita a una application oggi disponibile sull'Ipad, ma è la collaborazione con Google a fare la differenza.
Il motore di ricerca, infatti, da anni ha avviato un controverso progetto di digitalizzazione delle maggiori collezioni al mondo. Non più di un anno fa aveva annunciato l'avvio di un analogo programma per la Bodleian Library di Oxford, gioiello di una serie di biblioteche battute dagli uomini di Google in tutto il mondo. Fino ad ora se ne contano quaranta con un totale di 13 milioni di testi che sono resi disponibili attraverso la ricerca.
Information Technology, mercato in flessione (a parte il software)
In picchiata i servizi di telecomunicazioni, soffre anche l'hardware, outlook positivo solo per il cloud computing
MILANO – Per il momento l'Agenda digitale per l'Italia è un proposito, più che una realtà. Quel percorso condiviso con l'Unione Europea di una maggiore informatizzazione della società, attraverso la capillarità della banda larga e la completa digitalizzazione della pubblica amministrazione e dei processi produttivi in ambito aziendale, sembra aver subito una battuta d'arresto. Almeno a giudicare le cifre del primo trimestre 2011 diffuse da Assinform (in collaborazione con Net Consulting), l'associazione delle imprese informatiche versante It e con un posto in prima fila nella neofita Confindustria Digitale.
IL RAPPORTO – Se il futuro si chiama economia della conoscenza, il cui corollario è ciò che gli esperti chiamano economia digitale (fondata sui bit), c'è di che preoccuparsi. Il primo trimestre 2011 fa registrare una flessione di tutti comparti, ad eccezione del lato software, il cui dato è in linea con il 2010 (+0,4%): il mercato hardware perde il 2,1%, quello dei servizi It l'1,5%, ancora peggio le Tlc (-4,2%), i servizi di telecomunicazione (-3,8%) e gli apparati (-5,9%). L'indagine congiunturale di Assinform certifica un peggioramento degli ordinativi delle aziende informatiche, confermato da una netta riduzione della propensione agli investimenti in nuovi progetti It da parte delle aziende. E su un tessuto produttivo come quello italiano – innervato dall'operosità delle oltre 4 e milioni e mezzo di piccole e medie imprese, la cui competitività si gioca molto sulla leva dell'innovazione – sono cifre che smentiscono anche le previsioni, che con la crisi alle spalle ipotizzavano una crescita della spesa It.