Archivio: Editoria

Facebook Music al lancio il social network ora suona

Zuckerberg stringe accordi con Spotify e altri fornitori di contenuti musicali in tempo reale, per integrarli nell'esperienza di navigazione del sito. Si potranno condividere canzoni e conoscere le preferenze musicali di altri utenti. L'obiettivo è diventare il crocevia della musica digitale


di TIZIANO TONIUTTI

ROMA - Verso la fine di maggio le prime voci: Facebook è interessato a Spotify, un popolare servizio di streaming musicale attivo in diversi paesi, ma non ancora negli Usa (e nemmeno in Italia). Spotify è in sostanza un enorme archivio sonoro, 13 milioni di brani: basta collegarsi per ascoltare gratuitamente tutto quello che si vuole, con alcuni spot pubblicitari occasionali. E poi naturalmente i brani possono essere acquistati o condivisi sulle reti sociali.



Un servizio molto simile a quello proposto da Apple con Ping, l'estensione social di iTunes. A cui però ovviamente Zuckerberg non può puntare. Qualche giorno più tardi, la strategia di Facebook è più chiara: non c'è solo Spotify nelle mire della grande F, ma anche servizi minori di condivisione sonora come Soundcloud e Turntable. Insomma, l'idea di Zuckerberg è di far ruotare l'industria musicale 2.0 anche nella sua orbita, e non solo in quella di Apple. E l'idea ha un nome: Facebook Music.

 

Facebook Music. Immaginate un lettore musicale innestato dentro l'interfaccia di Facebook, che può suonare la musica che preferite, creando playlist, o segnalare suggerimenti e condivisioni da parte di altri utenti. Questo a grandi linee sarà Facebook Music, controllato da un "cruscotto" specifico nelle preferenze, e un grande pulsante Play/Stop posto tra i comandi principali del sito. Una presenza non invasiva e però riconoscibile per sonorizzare l'esperienza del social network, e rimanere aggiornati sul flusso sonoro della vostra rete di contatti nello stesso modo in cui si viene notificati di altre condivisioni, testi, siti, video, status

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Con Google 250mila libri online

È una piccola parte, ma un significativo inizio. La British Library va su Google con 250mila titoli che saranno digitalizzati e resi accessibili sia attraverso l'archivio della collezione britannica sia attraverso il motore di ricerca californiano.

 

Una frazione dei 150milioni di titoli che affollano le auguste sale della biblioteca forse più celebre al mondo, ma il segno di una direzione precisa che spinge il mondo della cultura verso l'utilizzo della tecnologia più avanzata.

 

La British Library non è nuova a esperimenti del genere avendo già reso digitali 65 milioni di testi attraverso una partnership con Microsoft che ha dato vita a una application oggi disponibile sull'Ipad, ma è la collaborazione con Google a fare la differenza.

 

Il motore di ricerca, infatti, da anni ha avviato un controverso progetto di digitalizzazione delle maggiori collezioni al mondo. Non più di un anno fa aveva annunciato l'avvio di un analogo programma per la Bodleian Library di Oxford, gioiello di una serie di biblioteche battute dagli uomini di Google in tutto il mondo. Fino ad ora se ne contano quaranta con un totale di 13 milioni di testi che sono resi disponibili attraverso la ricerca.

 

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BENI CULTURALI: BIBLIOTECHE ON LINE, ACCORDO CON WDL


GALAN,  MOLTO PIU’ CHE LIBRERIA MEDIATICA, CONOSCENZA E’ LIBERTA’

 

Manoscritti, fotografie, testi antichi. Grazie ad un accordo tra ministero dei beni culturali e e la Library of Congress di Washington, molti tesori delle biblioteche nazionali e universitarie più prestigiose d’Italia entrano a far parte del patrimonio on line della World Digital Library (Wdl). Lo annuncia il ministro dei beni culturali Giancarlo Galan, che oggi ha Roma ha firmato l’accordo con l’ambasciatore Usa David H. Thorne e che rivendica il ruolo democratico del sapere. “Questo è molto più di un accordo per una biblioteca mediatica - dice Galan - la conoscenza è sinonimo di libertà”. Da sempre, aggiunge il ministro, “chi vuole ottundere un popolo, i libri li brucia; noi li rendiamo disponibili a tutti”. E in questo internet, aggiunge il ministro, fa un po’ quello che faceva anni fa “per esempio ai tempi della Germania dell’est”, la tv, “Internet, che della tv è tanto più potente, permetterà a tanta parte del mondo di conoscere cosa é la libertà”. Lui, rivela, questa notte si è collegato con il World Digital Library ed ha trovato con soddisfazione una foto di fine ottocento della sua piazza San Marco.

 

“Ci troviamo davanti una evoluzione del concetto di libro - sottolinea - una rivoluzione che personalmente penso non sia male, tanto che sono stato fra i primi in Italia a usare gli e-book”. A Roma per presentare l’accordo anche il presidente e ideatore del progetto James H. Billington, direttore della Library of Congress. Realizzata con il patrocinio Unesco, ha spiegato, la wordl Digital Library mette gratuitamente a disposizione degli utenti i tesori culturali e le espressioni artistiche e di folklore conservati nelle biblioteche di tutto il mondo.

 

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Stallman contro gli ebook: "Limitano la libertà dei consumatori"

FEDERICO GUERRINI

Richard Stallman, ex hacker e fondatore della Free Software Foundation è un'icona del movimento per il software open source. Barbuto e ieratico come un profeta del Vecchio Testamento, ogni sua sortita, provoca discussioni e fa riflettere.


Negli ultimi tempi il suo nemico principale era Apple, con il suo ecosistema chiuso e proprietario; ora però sembra aver trovato un nuovo bersaglio: i libri elettronici. In un documento pubblicato sul suo sito e intitolato: “I pericoli degli ebook”, il vecchio guru sottolinea le principali controindicazioni dei volumi digitali rispetto a quelli cartacei, in particolare la necessità di identificarsi prima di effettuare l'acquisto e l'impossibilità di prestare liberamente o modificare un volume elettronico a causa dei formati proprietari.

“Le tecnologie che dovrebbero darci maggiore potere – avverte Stallman - vengono usate invece per incatenarci. Dobbiamo rifiutarci di comprare ebook finché non rispetteranno la nostra libertà”. Nel caso di un libro cartaceo, argomenta, basta sborsare qualche dollaro o euro alla libreria all'angolo per portare a casa la merce, senza dover presentare la carta di identità al negoziante. Nel caso di un best-seller comprato su Amazon, invece, pagato con carta di credito e inviato direttamente al Kindle dell'acquirente, l'identificazione è necessaria e immediata.

 

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