Archivio: Digital Divide

Il 47% delle famiglie non ha internet, e la Camera punta a roadmap

Valducci: urgente piano in 5 tappe per passare da carta a digitale

 

Quasi il 50% delle famiglie italiane non ha internet in casa. Secondo uno studio presentato alla Camera, infatti, in Italia solo il 53% delle famiglie ha un collegamento alla rete, contro una media Ue del 65%, mentre la banda larga in casa è una realtà per appena il 39% dei nuclei (la media europea è 56%). E sono ancora 2,3 milioni gli italiani totalmente privi di copertura o con problemi di accesso alla rete, mentre sono 23 milioni (il 38% della popolazione) quelli esclusi dalla ultra-broadband, che porta la velocità fino a 100 megabit al secondo.

 

Un quadro non positivo, quindi, anche perchè tra il 2004 e il 2009 gli investimenti pubblici per la banda larga sono stati pari a 1,3 miliardi. Per questo - ha affermato il presidente della commissione Trasporti di Montecitorio, Mario Valducci - parte la “Roadmap per la digitalizzazione del paese”, proposta da ‘Il futuro della Rete’, l’osservatorio sulla diffusione delle reti telematiche promosso dalla presidenza della commissione dopo l’indagine conoscitiva sulle nuove reti di comunicazione.

 

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INTERNET:BALZO AVANTI WEB E PC TRA ANZIANI, +80% IN 4 ANNI

Gli anziani scoprono il mondo delle nuove tecnologie e, in testa, l’uso del pc: in quattro anni, dal 2005 al 2009, proprio la fascia di età 60-74 anni e oltre ha infatti fatto registrare la percentuale maggiore di incremento nell’utilizzo di computer rispetto al resto della popolazione, con una media del +81% circa di utilizzatori.

 

Il dato è dell’Istat ed indica un trend, affermano i ricercatori, particolarmente significativo alla luce del costante invecchiamento della popolazione anche se, rispetto ai giovani, gli over-60 restano comunque la categoria che registra un accesso alle tecnologie più limitato.

 

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Censis, crolla la lettura dei quotidiani Volano i social network, stabili i cellulari

Il rapporto annuale sui consumi mediatici dell'Istituto di studi sociali Sotto la lente in particolare l'uso di Facebook: come si usa, a cosa si rinuncia



La diffusione di Internet segna un po' il passo, la lettura di libri e giornali regredisce di qualche punto percentuale, ma guadagna molto terreno l'entusiasmo per i social network: è lo scenario che emerge dal rapporto sui consumi mediatici del Censis. In cima alla top five italiana c'è Facebook, noto al 61,6% degli italiani, seguono Youtube (60,9%), Messenger (50,5%), Skype (37,6%) e Myspace (31,8%). Naturalmente sono soprattutto i giovani a frequentare questo tipo di comunità.


Arretra la lettura dei quotidiani. La lettura dei quotidiani a pagamento almeno una volta alla settimana passa dal 67% al 54,8%, invertendo una tendenza leggermente positiva che si era registrata negli anni immediatamente precedenti al 2007. Se poi si guarda agli utenti abituali, ovvero quelli che il giornale lo prendono in mano almeno tre volte in sette giorni, si passa dal 51,1% del 2007 al 34,5% del 2009. Una flessione non è compensata neanche dalla free press che rimane stabile (passa dal 34,7% dell'utenza al 35,7%) anche se l'incremento registrato tra i lettori più istruiti fa pensare che ci sia stata una migrazione da quelli a pagamento a quelli gratuiti. Per quanto riguarda i periodici lo scenario non migliora: nel 2009 li legge il 26,1% degli italiani (-14,2%) e quella dei mensili il 18,6% (-8,1%).

 

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L’Italia che aspetta la banda larga

Il piano del viceministro Romani bloccato per mancanza degli 800 milioni necessari. Il 39 per cento dei cittadini non ha Internet veloce. Un divario che doveva essere colmato entro il 2012

Da tema per i tecno-speciali­sti la banda larga è diventa­ta argomento di dibattito politico. Il risultato che decine di convegni avevano rincorso invano è stato ottenuto da una semplice, netta dichiarazione del vicepresi­dente del Consiglio Gianni Letta il cui senso era: «Gli 800 milio­ni previsti dal piano del vice mini­stro Paolo Romani non ci sono più, la crisi ci spinge a riconsiderare le priorità». Ne è seguito un piccolo fi­nimondo mediatico. La reazione del ministro dello Sviluppo econo­mico Claudio Scajola e tutta la di­scussione che ne è seguita sono sol­tanto l’inizio.

 

Il risultato ottenuto è stato para­dossalmente quello di portare all’at­tenzione di tutti il rischio che l’Ita­lia resti arretrata in un’infrastruttu­ra fondamentale per la competitivi­tà del Paese, un tonico anti-crisi for­midabile anche se meno visibile del­le strade e dei ponti: quello che ci consente di navigare velocemente in Internet, con benefici per la no­stra vita privata e professionale. Solo due numeri per ricordare di che cosa stiamo parlando. Il 12 per cento degli italiani oggi non ha nep­pure i 2 megabit al secondo che il rapporto di Francesco Caio conside­rava la soglia minima per un Paese moderno. Ma se prendiamo a riferi­mento i 20 megabit che assicurano l’Internet veloce, secondo i dati del­l’Osservatorio Banda Larga di Between la percentuale si innalza al 39 per cento. Una delle più alte d’Eu­ropa.

 

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