Archivio: Copyright
Così l'ebook cambia l'economia
Appuntamenti il libro di domani, il futuro della scrittura: tre giorni di incontri alla Villa Reale. Costi, diritti, biblioteche digitali: a Monza il forum mondiale dell'Unesco
di CRISTINA TAGLIETTI
Che oggetto sarà il libro del futuro? Che cosa ci troveremo tra le mani quando leggeremo, e che cosa sarà, domani, la scrittura? Rispondere adesso a queste domande è molto difficile, lo scenario è ancora nebuloso, ma che siamo a una svolta epocale è ormai evidente per tutti. A questi interrogativi è dedicato il secondo forum dell'Unesco sulla cultura e le industrie culturali che si svolgerà alla Villa Reale di Monza dal 6 all'8 giugno e riunirà 200 partecipanti provenienti da tutto il mondo: autori, scienziati, editori, bibliotecari, sociologi, blogger, ricercatori, oltre a politici e rappresentanti dell'economia, tra cui lo scrittore cileno Antonio Skàrmeta, il direttore della Fiera del libro di Francoforte Jiirgen Boos, lo storico Robert Darnton, motore del progetto Dpla (Digital Public Library of America), il direttore generale di Mondadori Libri Trade Riccardo Cavallero, il linguista di Berkeley Geoffrey Nunberg, il presidente della Bibliothèque Nationale de France Bruno Racine.
Google Video cancella i suoi archivi
Ormai surclassato da YouTube, il primo portale video creato da Google chiude definitivamente i battenti. E invita gli utenti a recuperare velocemente i propri video: dal 13 maggio, svaniranno nel nulla.
LUCA CASTELLI
E’ tempo di pulizie di primavera. Anche su Internet, dove Google ha annunciato per il 29 aprile la chiusura definitiva del suo servizio Google Video. Con un’appendice inevitabile: tutti i filmati caricati dagli utenti saranno rimossi. Cancellati. Smaterializzati.
La notizia si attendeva da tempo: fin da quel 6 ottobre 2006 in cui Google firmò un assegno da 1,65 miliardi di dollari per acquisire YouTube, il rampante portale che stava entrando nei cuori degli internauti affamati di condivisione video. Con un simile investimento per un rivale, era chiaro come le prospettive del povero Google Video apparissero ben ridimensionate.
E così fu. Già a maggio del 2009 la casa madre di Mountain View ha iniziato a staccare la spina. Da quel momento sono stati impediti gli upload: nessuno poteva più caricare nuovi filmati e il vecchio sito di hosting diventava solo più un motore di ricerca. Adesso si arriva al capitolo finale. Dal 29 aprile, tutto ciò che è stato caricato su Google Video tra il 25 gennaio 2005 (giorno d’apertura) e il maggio del 2009 non sarà più visibile. In una email spedita a tutti i proprietari di un account, Google ha avvertito che fino al 13 maggio ci sarà ancora tempo per recuperare i video: un’ultima forbice di tempo concessa agli utenti per salvare i propri pargoli dall’oblio. Poi, il nulla.
Se la musica è indipendente le netlabel vivono senza Siae
Si autoproducono, sono slegate dai vincoli che regolano il mercato delle major e delle indies, distribuiscono le opere degli artisti sul web con Creative Commons o con chiavette usb. Viaggio nell'universo della musica online che vive e si sviluppa grazie ai circuiti alternativi
di ARTURO DI CORINTO
L'AVEVANO detto in molti, l'ha confermato la Corte dei Conti degli Stati Uniti: "Le stime sui danni della pirateria sono false". Nuovi studi hanno dimostrato che gli artisti fanno soldi col file sharing e nel mondo si moltiplicano le iniziative di open music libraries. In Brasile, in seguito alla consultazione pubblica per la riforma della legge sul copyright si è fatta la proposta di rendere legale il filesharing non commerciale pagando un canone fisso come incentivo alla banda larga. E in Italia si prova a fare a meno degli intermediari tradizionali per produrre musica indipendente da scaricare e ascoltare online senza pagare.
Tutta la musica online dell'italianissima BuskerLabel 1, è gratuita e legale perché pubblicata con licenze Creative Commons. Lo stesso vale per Sub Terra 2 - netlabel nata nei boschi della Tuscia - che fa del copyleft la sua missione. Che vuol dire che un'etichetta è copyleft è facile immaginarlo: tutti i dischi prodotti e distribuiti sono rilasciati sotto licenze Creative Commons o similari che ne permettono il download gratuito e legale e ne incoraggiano la copia e la condivisione. A Subterra sono convinti che "la libera versione digitale disponibile in rete non toglie nulla al fascino del supporto fisico, che è possibile acquistare on-line e ricevere tramite spedizione."
Piove musica dalle nuvole ed è tutto legale!
di Guido Scorza
Mp3 Store and Cloud Player, l’ultima creatura di casa Amazon, prima ancora di sbarcare in Europa [n.d.r. il servizio è per ora disponibile solo negli USA] ha già sollevato un vespaio di polemiche e le contestazioni delle major musicali.
Secondo le vecchie signore della musica, infatti, Amazon per consentire agli utenti di archiviare online la propria musica e riprodurla attraverso i propri devices avrebbe bisogno di una speciale licenza della quale, allo stato, non disporrebbe.
Si tratta – e va detto senza mezze misure – di una tesi che profuma di antico e che sembra priva di ogni fondamento giuridico.
Amazon, infatti, come ben evidenziato nelle condizioni generali di servizio e nella guida all’uso si limita a porre a disposizione dei propri utenti un’area riservata sulle proprie infrastrutture di storage, sulla quale questi ultimi possono registrare una copia della musica che hanno regolarmente acquistato e, quindi, riascoltarla, in ogni dove, attraverso i propri devices fissi o mobili.