Archivio: Copyright
Una sentenza sopravvalutata
Una sentenza importante per internet, sebbene forse sopravvalutata.
L'oggetto di causa era un singolare ordine giudiziale richiesto dalla Sabam (l'equivalente della nostra SIAE) nei confronti di un fornitore di accesso ad internet. Il provider avrebbe dovuto: i) filtrare tutto il traffico dei propri clienti per individuare le comunicazioni peer to peer; ii) ispezionare i contenuti scambiati dagli utenti ; iii) bloccare la trasmissione delle opere condivise in violazione della legge sul diritto d'autore.
Scarlet, questo il nome della società convenuta, si era rifiutata di adempiere.
Per quale ragione un operatore commerciale della comunicazione dovrebbe spender soldi e risorse tecniche per vigilare e impedire eventuali violazioni di diritti altrui commesse dagli utenti?
Ma soprattutto con quale diritto il gestore della rete dovrebbe "guardare" le comunicazioni che trasporta, decidendo quali sono legali e quali no, quali possono esser consegnate e quali debbono esser bloccate?
Domande, che sono state rimesse alla Corte di Giustizia Europea che ha provveduto oggi con una sentenza attesa con ansia da tutti i fruitori di internet.
La tassa sulle fotocopie e il diritto allo studio
di Guido Scorza
Quasi cinque milioni e mezzo di euro all’anno è quanto le università italiane chiedono agli studenti a titolo di equo compenso per le fotocopie che gli iscritti potrebbero – non è detto che ciò accada – trovarsi da fare nelle biblioteche dei nostri atenei.
La cifra astronomica si ottiene moltiplicando l’ultimo dato reso disponibile dal Ministero dell’Università relativo agli iscritti negli atenei italiani nell’anno accademico 2009-2010 per l’importo di 3 euro che, quest’anno, le università italiane stanno chiedendo all’atto dell’iscrizione per la c.d. “tassa SIAE” in esecuzione dell’accordo perfezionato – ma in fase di rinnovo secondo quanto si apprende dal sito della SIAE – tra la CRUI – la Conferenza dei Rettori delle Università italiane – e, appunto, la SIAE.
In effetti una recente ricerca dell’Osservatorio Prezzi dell’Associazione Codici rivela che l’importo richiesto dalle Università italiane a questo titolo per le iscrizioni all’anno accademico che sta per iniziare, curiosamente – giacché l’accordo è uno solo – varia da università a università e da città a città: 3 euro quello richiesto a Torino mentre solo – si fa per dire – 2,15 euro quello richiesto a Cagliari.
Quale che sia l’importo complessivo, in ogni caso, si tratta di un fiume di denaro che lascia le tasche degli studenti italiani per andare a rimpinguare quelle, certamente meno povere, della SIAE e delle altre associazioni che tutelano – o dovrebbero tutelare – i diritti e gli interessi di autori ed editori.
Il punto, tuttavia, è un altro.
"La pirateria aiuta il cinema" ma lo studio viene 'secretato'
L'analisi di un osservatorio di ricerca tedesco sugli utenti di un sito che permetteva lo streaming dei film: non danneggiano l'industria perché usano il web come anteprima dei film che vedranno al cinema o acquisteranno. Ma i risultati vengono tenuti segreti perché poco graditi alle aziende
di ALESSANDRO LONGO
ROMA - Tra i pirati ci sarebbero i migliori amici del cinema. Scaricare opere pirata favorirebbe il consumo legale, invece di scoraggiarlo. Sarebbe giunto a queste conclusioni uno studio segreto condotto dal noto osservatorio di ricerca GFK. Ma è stato tenuto nascosto perché i committenti non hanno gradito i risultati.
E i committenti - manco a dirlo - sono le aziende dell’industria tedesca dei film. La notizia, lanciata dal sito tedesco Telepolis sta facendo il giro del web internazionale. Colpisce perché confermerebbe una tesi sostenuta, anche in Italia, da alcuni gruppi per la libertà del web, secondo cui la pirateria non danneggia l’economia del copyright.
Quest’ultimo studio riguarda gli utenti del sito Kino.to, che forniva link a film in streaming. A giugno, una mega indagine della polizia (250 agenti coinvolti) lo ha raso al suolo, portando all’arresto dei suoi 13 amministratori. Sul sito adesso appare un avviso, “chiuso in base al sospetto di aver creato un’organizzazione criminale che violava il copyright”.
Stallman contro gli ebook: "Limitano la libertà dei consumatori"
FEDERICO GUERRINI
Richard Stallman, ex hacker e fondatore della Free Software Foundation è un'icona del movimento per il software open source. Barbuto e ieratico come un profeta del Vecchio Testamento, ogni sua sortita, provoca discussioni e fa riflettere.
Negli ultimi tempi il suo nemico principale era Apple, con il suo ecosistema chiuso e proprietario; ora però sembra aver trovato un nuovo bersaglio: i libri elettronici. In un documento pubblicato sul suo sito e intitolato: “I pericoli degli ebook”, il vecchio guru sottolinea le principali controindicazioni dei volumi digitali rispetto a quelli cartacei, in particolare la necessità di identificarsi prima di effettuare l'acquisto e l'impossibilità di prestare liberamente o modificare un volume elettronico a causa dei formati proprietari.
“Le tecnologie che dovrebbero darci maggiore potere – avverte Stallman - vengono usate invece per incatenarci. Dobbiamo rifiutarci di comprare ebook finché non rispetteranno la nostra libertà”. Nel caso di un libro cartaceo, argomenta, basta sborsare qualche dollaro o euro alla libreria all'angolo per portare a casa la merce, senza dover presentare la carta di identità al negoziante. Nel caso di un best-seller comprato su Amazon, invece, pagato con carta di credito e inviato direttamente al Kindle dell'acquirente, l'identificazione è necessaria e immediata.