Archivio: Brevetti
Sì ai brevetti software, ma solo sui programmi "complessi"
Una corte d'appello inglese ha accettato il ricorso di Symbian, ammettendo che i software complessi possono essere protetti da brevetto e non solo dal copyright.
Nel 2005 il Parlamento Europeo ha bocciato la direttiva che avrebbe dovuto introdurre i brevetti sul software nel Vecchio Continente: i programmi per i computer possono essere dunque coperti soltanto dal diritto d'autore.
I tentativi di introduzione, però, non si sono certo fermati e l'Ufficio Brevetti Europeo di Monaco, per esempio, è sempre stato molto più permissivo di quelli nazionali.
Il Regno Unito, finora, aveva una legislazione più restrittiva rispetto al resto dell'Europa per quanto riguarda la brevettabilità del software. Una corte d'appello ha però deciso che il software è brevettabile, ma solo se "complesso".
La questione è nata in seguito alla richiesta avanzata da Symbian (che è di proprietà di Nokia) di ottenere un brevetto su un "programma acceleratore" ideato per velocizzare iPod, telefonini e computer.
"La Apple mi ha rubato l'iPod"
Altro che miracolo dell'informatica targato Silicon Valley: a inventare l'iPod, il riproduttore Mp3 più famoso e venduto del pianeta, è stato - nel 1979 - un inglese. La Apple di Steve Job non ha fatto altro che rilevare i brevetti scaduti e appiccicarci sopra il simbolo della mela morsicata. E dopo quasi 30 anni Kane Kramer, 50enne di Hitchin - piccola cittadina dispersa nelle campagne dell'Hertfordshire - non ha ancora visto un penny.
Caso eclatante di furto industriale? Peccato originale da tenere segreto a ogni costo? No. È la stessa Apple ad ammettere - in alcuni documenti depositati presso un tribunale americano - che Kramer sia il vero padre dell'iPod. Colpevole solo di essere nato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ma soprattutto di non aver avuto il denaro necessario per rinnovare i brevetti depositati.
L'antenato dell'iPod - battezzato dal suo creatore IXI - non è naturalmente paragonabile a quella super-potenza tecnologica che ha colonizzato, senza sforzo, le tasche dei nostri blue-jeans: poteva caricare al massimo tre minuti e mezzo di musica; usava un semplice chip come supporto; aveva le dimensioni di una carta di credito. Ma le inconfondibili caratteristiche del gioiellino Apple c'erano eccome: tasto centrale di controllo, forma rettangolare con i bordi arrotondati, schermo di navigazione. Basta dare un'occhiata agli schizzi di Kramer per riconoscere i tratti somatici del nonno dell'iPod.
Kramer, che all'epoca aveva 23 anni, compilò un brevetto internazionale e mise in piedi una società per sviluppare l'idea, contando sulla rapida evoluzione dei sistemi di stoccaggio dei dati. Ma nel 1988, in seguito a delle noie con i soci, l'azienda si frantumò e Kramer si trovò senza le 60 mila sterline necessarie a rinnovare il brevetto depositato in 120 Paesi. Il progetto, così, divenne di pubblica proprietà. Nessun problema, quindi, quando la Apple, trascinata in tribunale dalla Burst.com - un'azienda che sosteneva di essere la vera proprietaria della tecnologia con cui è costruito l'iPod - si è difesa mostrando il brevetto, e gli schizzi, di Kane Kramer.
Brevetti: guerra ai patent troll
Google, Cisco, Hp e altre società hi-tech si mettono assieme con l'obiettivo di acquistare brevetti cruciali prima che cadano nelle mani sbagliate, ovvero quelle dei cosiddetti patent trolls, che comprano per poi fare causa e guadagnarci.
Un insolito gruppo, chiamato Allied Security Trust, unisce Google, Cisco System, Hp, Ericsson, Verizon Communications. Obiettivo dichiarato di questa alleanza tra giganti sono i ladri di brevetti, in gergo patent troll, che ultimamente stanno provocando continue e costose cause legali. Salvare dunque la proprietà intellettuale prima che cada nelle mani di chi tende a comprarla solo per poi fare causa alle grandi aziende con l'intenzione di spillare soldi.
Il gruppo per l'onesta proprietà intellettuale nasce su questi presupposti e dopo aver studiato i numeri: le cause legali lo scorso ottobre erano 2.500 mentre nel 1990 se ne contavano solo poco più di 900. Pare che negli Stati Uniti si tratti ormai di una vera e propria strategia di sopravvivenza di piccole aziende IT che costringono le grandi a pagare per l'uso di determinate tecnologie oppure le accusano di essere state derubate.
Nuovo brevetto di Google per migliorare la ricerca delle immagini
Google ha recentemente depositato il brevetto di un sistema per migliorare la ricerca delle immagini. La tecnologia consentirà di estrapolare il testo contenuto in un'immagine e, successivamente, di aggiungerlo come metadato all'immagine stessa.
Il brevetto, chiamato Recognizing Text in Images, descrive vari metodi per analizzare le immagini digitali, ottimizzare determinate porzioni di esse, estrarre il testo ed utilizzarlo o compararlo con gli altri dati disponibili. Naturalmente questa tecnologia sembra essere indirizzata a migliorare il servizio Image Search di Google, che trarrà ampiamente beneficio dall'incremento dei dati relativi alle immagini catalogate tra cui cercare.
I possibili impieghi di tale tecnologia non sono limitati alla semplice ricerca delle immagini: potenzialmente il sistema potrebbe essere utilizzato per migliorare alcuni servizi location-based. Il testo estratto potrebbe fornire delle keyword utili ad identificare una particolare locazione, fornendo un risultato più dettagliato e completo alle ricerche. Prospettive interessanti si aprono soprattutto per Google Maps e Google Earth: qualora la tecnologia risulti abbastanza affidabile, è difficile immaginare che non verrà utilizzata per fornire advertising contestuale alle immagini.