Ocse: 2009 anno nero per il mercato dei quotidiani, Italia -18%


Negli Usa crollo:-30%. Tutela qualità notizie "problema pubblico"

 

L'anno peggiore che si ricordi il 2009 tra i quotidiani dei paesi avanzati, afferma l'Ocse, con crolli spesso pesantissimi dei ricavi pubblicitari, a riflesso della recessione economica mentre in 20 dei 30 paesi dell'area si registrano anche diminuzioni sul numero di lettori. Il calo più forte ha colpito la stampa quotidiana degli Stati Uniti, dove lo scorso anno le entrate pubblicitarie sono andate a picco del 30 per cento, a seguire la Gran Bretagna (-21%) e la Grecia (-20%).

 

Molto pesante il calo anche in Italia, il quarto più forte secondo l'Ocse con un meno 18 per cento, anche se nella penisola il settore vanta un miglior bilanciamento sul peso delle inserzioni pubblicitarie rispetto al fatturato totale: rappresentano il 49 per cento contro il 57 per cento della media Ocse. Negli Usa fanno invece l'87 per cento dei ricavi totali. Cifre contenute in un rapporto sul futuro dell'informazione e sulle notizie via internet pubblicato oggi dall'ente parigino.

 

"Dopo anni molto redditizi, gli editori di quotidiani in molti paesi dell'Ocse stanno fronteggiando cali dei ricavi pubblicitari - osserva lo studio - delle testate e delle tirature. La crisi ha amplificato questo fenomeno". Solitamente le percentuali di lettori di quotidiani sono pi basse tra i giovani, che attribuiscono meno importanza alla stampa cartacea. Difficile il 2009 anche per la stampa locale, mentre in generale si sono registrate perdite occupazionali negli Usa, Gb, Olanda e Spagna. Ci sono comunque casi in controtendenza, come nei paesi emergenti dove anzi la circolazione di quotidiani aumentata, ad esempio in India più 45 per cento tra 2008 e 2008, Cina più 29 per cento nello stesso periodo e Sud Africa più 34 per cento.


Da internet solo 4% ricavi, e pochi vogliono pagare news online

 

Prosegue intanto la diffusione delle notizie via internet: in alcuni paesi Ocse le consulta metà della popolazione, tuttavia in altri la quota cala al 20 per cento. In questo caso i più attivi sono i giovani, delle fase tra 25 e 34 anni di età. Ma al momento resta difficile guardare a questo canale come a una scappatoia sul calo dei ricavi: "la propensione a pagare per le news online resta bassa", avverte l'Ocse, e stenta a decollare l'apporto dei ricavi pubblicitari online, in media rappresentano solo il 4 per cento del fatturato totale dei quotidiani. Eppure le news sono un richiamo notevole sul generale utilizzo del web: circa il 5 per cento di tutte le visite in rete fatto per leggere notizie, rileva l'Ocse.

 

Diversi grandi quotidiani hanno visto aumentare i numeri di contatti ai loro portali e secondo l'ente parigino cruciale in queste dinamiche il ruolo giocato dai portali di ricerca internet, come Google, nelle loro sezioni dedicate alle news.

 

C'è poi un generale problema di qualità delle notizie. "Tenuto conto del ruolo dell'informazione nelle società democratiche - dice l'Ocse - la questione di come si creino e si distribuiscano le notizie ha rilevanza pubblica. La questione se e come la produzione di notizie di elevata qualità possa essere lasciata esclusivamente alle forze di mercato". Alcuni paesi hanno adottato misure a sostegno dell'editoria per fronteggiare la crisi sul breve termine, si legge, più di recente ci si chiede quale ruolo possano giocare le autorità per preservare una stampa locale pluralista, senza per minarne l'indipendenza. Le ipotesi aperte al dibattito riguardano il come migliorare o intensificare i sostegni al settore, e la loro eventuale estensione ai fornitori di news online, ma anche "nuovi approcci" alla protezione dei contenuti del quotidiani, il tema generale delle regole nell'editoria, il ruolo delle emittenti pubbliche e l'affidabilità della governance delle testate online.

 

[Fonte: Apcom]