Mibac-Google, accordo per archivio digitale dei volumi storici


Un vero e proprio tesoro di capolavori sarà presto a disposizione di tutto il mondo per diffondere la cultura italiana. Così il ministero dei beni culturali italiano (Mibac) annuncia l'intesa con Google per creare un archivio digitale di circa un milione di volumi storici delle Biblioteche nazionali di Roma e Firenze.

 

Le biblioteche gestite direttamente dal ministero dei beni culturali sono 45 e custodiscono in totale circa 6-7 milioni di libri ai quali vanno aggiunti circa 30 mila tra manoscritti, incunaboli e carte sciolte. A questi si sommano i circa 9 milioni di volumi conservati nelle due biblioteche nazionali.



Tra le ragioni della scelta c'è quella di promuovere la conoscenza del patrimonio italiano, renderlo accessibile a tutti, ma anche conservarlo, perchè tanti testi preziosi non subiscano la distruzione, come accadde per l’alluvione di Firenze.

Nel mondo sono già una trentina le biblioteche nazionali e universitarie che hanno raggiunto un accordo con Google Books per la digitalizzazione dei propri libri. All’inizio sono state le biblioteche universitarie di Oxford e Harvard, cui si sono unite quelle di Stanford e dell’università del Michigan, oltre alla New York Pubblic Library. Aperta la breccia dell’innovazione, l’elenco ha cominciato ad allungarsi e hanno aderito al progetto la Biblioteca Nazionale Catalana, la Biblioteca pubblica bavarese, la Biblioteca nazionale francese.

Accese anche le polemiche: contro l’accordo di digitalizzazione realizzato da Google Books sono scesi in campo Microsoft, Yahoo! e Amazon dando vita ad una coalizione insieme all’Internet Archive, associazione no profit di San Francisco che lavora alla realizzazione di una libreria libera di contenuti internet chiamata Open Book Alliance. Tra i contrari all’esportazione in Europa del modello Usa, anche la Federazione degli editori europei, tanto che la commissione Ue ha dato vita nei mesi scorsi ad una serie di audizioni per valutare la possibilità di mettere a punto interventi normativi per adattare le norme del copyright alle esigenze dell’era digitale.

Un problema che l’accordo stretto dal ministero italiano supera, mettendo in gioco solo opere pubblicate fino al XIX secolo e quindi non protette dal diritto d’autore.

 

[Fonte: LASTAMPA.it]