"La Apple mi ha rubato l'iPod"


ipod kramerAltro che miracolo dell'informatica targato Silicon Valley: a inventare l'iPod, il riproduttore Mp3 più famoso e venduto del pianeta, è stato - nel 1979 - un inglese. La Apple di Steve Job non ha fatto altro che rilevare i brevetti scaduti e appiccicarci sopra il simbolo della mela morsicata. E dopo quasi 30 anni Kane Kramer, 50enne di Hitchin - piccola cittadina dispersa nelle campagne dell'Hertfordshire - non ha ancora visto un penny. Caso eclatante di furto industriale? Peccato originale da tenere segreto a ogni costo? No. È la stessa Apple ad ammettere - in alcuni documenti depositati presso un tribunale americano - che Kramer sia il vero padre dell'iPod. Colpevole solo di essere nato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ma soprattutto di non aver avuto il denaro necessario per rinnovare i brevetti depositati. L'antenato dell'iPod - battezzato dal suo creatore IXI - non è naturalmente paragonabile a quella super-potenza tecnologica che ha colonizzato, senza sforzo, le tasche dei nostri blue-jeans: poteva caricare al massimo tre minuti e mezzo di musica; usava un semplice chip come supporto; aveva le dimensioni di una carta di credito. Ma le inconfondibili caratteristiche del gioiellino Apple c'erano eccome: tasto centrale di controllo, forma rettangolare con i bordi arrotondati, schermo di navigazione. Basta dare un'occhiata agli schizzi di Kramer per riconoscere i tratti somatici del nonno dell'iPod. Kramer, che all'epoca aveva 23 anni, compilò un brevetto internazionale e mise in piedi una società per sviluppare l'idea, contando sulla rapida evoluzione dei sistemi di stoccaggio dei dati. Ma nel 1988, in seguito a delle noie con i soci, l'azienda si frantumò e Kramer si trovò senza le 60 mila sterline necessarie a rinnovare il brevetto depositato in 120 Paesi. Il progetto, così, divenne di pubblica proprietà. Nessun problema, quindi, quando la Apple, trascinata in tribunale dalla Burst.com - un'azienda che sosteneva di essere la vera proprietaria della tecnologia con cui è costruito l'iPod - si è difesa mostrando il brevetto, e gli schizzi, di Kane Kramer. Non solo. Lo ha persino convinto a testimoniare in suo favore. «Stavo in cima alla scala a dipingere le pareti di casa - ha raccontato Kramer al tabloid britannico Mail on Sunday - quando ho ricevuto una telefonata da una signorina con l'accento americano: diceva di essere la responsabile dell'ufficio legale della Apple e che l'azienda voleva riconoscere il lavoro da me svolto. Abbiamo parlato a lungo, mentre io stavo sempre sulla scala: completamente stordito. La Apple voleva che io andassi in California per un colloquio con l'azienda. Alla fine mi sono trovato in uno studio legale a rispondere alle domande degli avvocati della Burst.com. È stata dura: dieci ore d'interrogatorio. Ma devo dire che l'ho fatto volentieri». E il contenzioso tra le due società è stato risolto, senza troppi schiamazzi, con un accordo extra-giudiziale. «Devo essere sincero - ha raccontato ancora Kramer al Mail -, ero veramente felice: il mio contributo a un prodotto che ha avuto un immenso successo e ha cambiato l'industria musicale è stato finalmente riconosciuto». Una magra consolazione, forse. Kane Kramer l'anno scorso ha dovuto chiudere la sua azienda di arredamenti, vendere casa e trasferirsi, con la moglie Lorraine e i figli Jodi, 9 anni, Luis, 14 anni, e Lauren, 16 anni, in una casa presa in affitto. La Apple, al contrario, vende 100 iPod al minuto. Ora Kramer sta negoziando con la Mela dei risarcimenti che coprano almeno il design dell'iPod. Al momento, infatti, Kane ha ricevuto solo un assegno per la «consulenza» svolta il settembre scorso. «Non mi posso permettere nemmeno un iPod: la Apple me ne ha regalato uno ma si è rotto dopo otto mesi», ha chiosato con una battuta. Ma Kramer dice di avere pronta un'invenzione ancora più rivoluzionaria dell'iPod: Monicall. Ovvero un software che registra le conversazioni telefoniche e le spedisce automaticamente via mail in allegato. «Velocizzerà tutte le trattative d'affari - spiega Kramer -. Si potrà concludere un accordo per telefono e dopo 30 secondi ecco che arriva il file sul computer». Niente più scherzi, dunque, niente parole rimangiate. Tutto documentato. Perché nel mondo del business non si sta mai col cuore in pace. MATTIA BERNARDO BAGNOLI

[Fonte: LASTAMPA.it]