Io, fuorilegge del rock


L’INCONTRO È l’anima di una band, ha sempre l’iPod in tasca e per la musica farebbe follie (la scarica via web: «Ma per provocazione...» giura). Ritratto musicale di Roberto Maroni.

«Il prossimo pezzo è di un cantante americano non molto conosciuto in Italia, si chiama Bruce Springsteen». Dicembre 1983: Roberto Maroni e la sua band salgono per la prima volta sul palco davanti a 30 amici in una palestra di Varese. «Presentavamo le canzoni, perché allora il Boss era un fenomeno di nicchia. Non dimenticherò mai quel debutto, mi è costato una settimana di insonnia. Ero timidissimo».


Sono memorie rock quelle del ministro dell’Interno. Che in scena, con i Distretto 51, si fa sentire appoggiando le dita su un organo Hammond, strumento leggendario, inseparabile compagno di un mito della musica contemporanea come Keith Emerson degli Emerson Lake & Palmer. «L’Hammond è formidabile» commenta Maroni «quando entra in una canzone è come una lama, una sciabolata che lascia il segno. Il nostro prossimo show è al teatro Politeama di Palermo, l’11 aprile. Niente biglietti gratis, nemmeno ai parlamentari, perché l’incasso verrà devoluto all’Unicef per aiutare i bambini di Haiti (prima dei Distretto 51 si esibisce The Brass Group All Stars, una band formata da musicisti jazz siciliani, con l’astro nascente della batteria Gianluca Pellerito, ndr)».


Memorie da musicista, ma anche da spettatore appassionato quelle del ministro: «Ho visto il mitico concerto di Springsteen a San Siro nel 1985. Anni dopo sono riuscito a farmi dare la scaletta di un suo spettacolo scritta a mano da lui. Ovviamente l’ho incorniciata e appesa. Un altro show che non dimenticherò mai è quello di Wilson Pickett (cantante soul scomparso nel 2006, ndr) al festival di Porretta Terme a metà anni Novanta. L’organizzatore della serata mi presenta a Pickett nei camerini come “ex ministro dell’Interno della Repubblica Italiana”. Pickett, incredulo, mi scruta in jeans e maglietta e sbotta: “Ma vaff...!”. Era un bel tipo. Iniziò a suonare dopo mezzanotte per protesta, perché nessun albergo di Porretta aveva una “king’s suite”. Ai momenti magici aggiungo il primo concerto italiano di Tom Waits. Si presentò in scena con incudine e martello e iniziò a pestare come un fabbro. Fu una scena surreale: tutti in silenzio ad ascoltare una pioggia di martellate».


Una passione antica quella di Roberto Maroni per la musica, nata negli anni Settanta, scorrendo le dita lungo la tastiera dello strumento meno rock del mondo: la fisarmonica. «La suonavo per differenziarmi dagli altri che strimpellavano solo la chitarra, uno strumento molto hippy. Ai tempi, il mio look era eskimo, capelli ricci foltissimi e barba da Socrate. Un giorno, alcuni compagni di scuola imberbi, e quindi invidiosi, dopo avermi immobilizzato, mi hanno appiccicato decine di chewing gum sulla barba. Prima di arrivare a casa, mi fermai da un barbiere per salvare il salvabile».


Per un ministro tastierista c’è un leader, Umberto Bossi, con un insospettabile passato da musicista folk: «Credo si facesse chiamare Donato... Si figuri, suonava la musica degli Inti Illimani, tutto un altro genere rispetto a me. Adesso so che apprezza molto le canzoni di Davide Van De Sfroos».


Impossibilitato per ovvi motivi ad allenarsi con il gruppo in sala prove, Maroni si esercita nottetempo tra le mura della sua casa romana: «Suono una tastiera in cuffia per non disturbare. Non rinuncio mai alla musica: in aereo ho sempre l’iPod e anche in ufficio c’è sempre musica di sottofondo. Fra lo stupore dei tecnici del ministero, mi sono fatto anche installare eMule sul pc per scaricare gratis. La mia è e vuole essere una provocazione, perché credo che la soluzione non sia quella francese di tagliare il collegamento a chi scarica illegalmente canzoni. La soluzione è creare un sito protetto, sicuro e legale, dove i ragazzi possano scaricare brani i cui diritti d’autore sono garantiti dall’intervento di uno o più sponsor. Questa è la via maestra per tutelare sul serio i diritti di tutti. Altrimenti, diventa difficile convincere mio figlio di 13 anni a non prendersi la musica da internet. La situazione di oggi è come scendere in strada e trovare un banchetto con la scritta “frutta gratis”».

 

GIANNI POGLIO

 

[Fonte: Panorama del 15/04/2010, pp 150-151]