Il "Mobile Internet" cresce ma calano i profitti
L’avvento della nuova generazione di smartphone moltiplica l’utilizzo in mobilità della Rete. E i digital Media puntano sulle ulteriori possibilità di fatturato. Media a confronto "Bruciati" 2 miliardi di euro
CLAUDIO GERINO
Dieci milioni di utenti unici al mese che accedono ad Internet attraverso un device "mobile", tipicamente un cellulare o uno smartphone, con una crescita rispetto al 2008 del 17 per cento, con una previsione di arrivare fino a 12 milioni di utenti "mobile" su Internet entro la fine di quest’anno; contemporaneamente, però, calano i ricavi degli operatori di telefonia mobile ( 3%), nonostante siano in aumento, invece, i servizi di connettività mobile a banda larga relativi sia ai telefonini, sia alle Internet key e connect card per notebook e netbook (la crescita, per quest’ultimo segmento, è del 26 %). Le Telco, infatti, puntano sempre di più sulla connettività mobile a banda larga per cellulari e altri dispositivi portatili (notebook, netbook, iPad, eBook) mentre entrano nell'arena competitiva "mobile" nuovi protagonisti culturali Apple e Google in primis spingendo innovazioni che rendono il mondo del telefono cellulare sempre più vicino a quello del computer connesso al Web.
I dati, contrastanti, sono emersi dallo studio realizzato dall’Osservatorio Mobile Content e Internet della School of Management del Politecnico di Milano, a cui hanno collaborato l’ICT Institute e il MEF (Mobile Entertainment Forum) ed hanno una prima, immediata spiegazione con il calo fortissimo dei servizi "tradizionali" legati alla telefonia cellulare, in primo luogo quelli "voce" ( 4 %) e messaggistica Sms/Mms ( 2 %). Spiegazione, però, che non è applicabile, di fatto, al calo anche dei servizi più innovativi, come la vendita diretta di "contenuti Mobile" (Informazioni, giochi, video, musica, loghi, suonerie, ecc.) e della raccolta pubblicitaria.
Per capire meglio questo contrasto di dati bisogna seguire il percorso dello studio condotto dall’Osservatorio, a partire da un elemento decisivo: il "mobile content" non fa parte del "core business" il Dna delle Telco. "Questi numeri spiega Filippo Renga, responsabile della ricerca evidenziano chiaramente la strada maestra su cui gli operatori di telefonia mobile stanno puntando. Se fino a ieri sembravano voler presidiare direttamente anche l’offerta di contenuti e la gestione della pubblicità sul canale mobile, oggi preferiscono puntare a generare ricavi dalla mobile broadband e soprattutto dal mobile Internet. Questo perché si è innestato un circolo virtuoso che vede l’introduzione da parte degli operatori di piani tariffari flat (+68 % di ricavi), l’avvio di accordi tra le Telco e i principali brand del Web (social network in particolare) e la sempre maggiore diffusione di smartphone con buone capacità di navigazione. Questi fattori spingono un numero crescente di utenti verso il mobile Internet, inducendo a loro volta un numero sempre maggiore di content provider (web company, media company, ecc.) a sviluppare un'offerta di contenuti ottimizzata per la fruizione in mobilità".
A fronte di questo buon andamento del mobile Internet, crolla, invece, del 20% la vendita dei contenuti per cellulari per effetto di fenomeni opposti: il declino di alcuni comparti di offerta più tradizionali, che bruciano nel 2009 oltre 160 milioni di euro; la notevole crescita dei nuovi comparti di offerta del mobile internet e degli application store, che generano tuttavia ricavi ancora estremamente contenuti in valore assoluto (n poche decine di milioni di euro).
Ma al di là dei piccoli numeri in gioco, il mobile Internet e gli application store si stanno rivelando un potente laboratorio di innovazione digitale, in cui stanno avvenendo alcune importanti sperimentazioni di nuovi modelli di business: il lancio delle applicazioni a pagamento, le prime forme di abbonamento all'utilizzo delle applicazioni disponibili on line, l'uso del credito telefonico per acquistare contenuti o servizi aggiuntivi all'interno delle applicazioni e la vendita di pubblicità nelle applicazioni.
Questi nuovi modelli di business sono abilitati dalle importanti trasformazioni in atto nel mondo degli smartphone, in cui si sono affermate come nuovi protagonisti culturali aziende molto diverse da quelle tradizionali: Apple, in primo luogo e Google, che con il sistema operativo Android, ha fatto il suo ingresso "prepotente" nel mondo Mobile.
"Siamo convinti ha concluso Andrea Rangone, responsabile scientifico dell’Osservatorio Mobile Content & Internet della School of management del Politecnico di Milano che tutte queste innovazioni che stanno avvenendo in ambito mobile, sia a livello di modelli di business che di soluzioni tecnologiche, condizioneranno pesantemente nei prossimi anni anche il mondo dell'Internet tradizionale: basti pensare che, con il lancio dell'iPad, il modello degli Application store viene introdotto anche nel comparto dei notebook e dei netbook, con conseguenze ne siamo convinti rivoluzionarie nei prossimi anni. E c’è da considerare il fatto che anche la Tv digitale, sia nelle sue forme Web che in quelle più "tradizionali" via etere o via satellite, si stanno sempre più avvicinando al mondo Internet. Non è un caso che i nuovi decoder universali, così come i set top box Tv prevedano una forte interattività dell’utente attraverso Internet e il Web".
Secondo i ricercatori dell’Osservatorio, a questo nuovo business stano guardando con particolare attenzione le aziende che producono informazione e contenuti multimediali, integrati anche con il modello cartaceo. Aziende che, dopo aver "bruciato" nel 2009 oltre 2 miliardi di Euro nei comparti tradizionali (carta stampata, Tv analogica, ecc.), sperano ora di trovare nei canali digitali nuove fonti di ricavo, sia dalla vendita di contenuti premium che da nuovi formati di pubblicità.
[Fonte: Repubblica.it/Affari e Finanza]