GOOGLE DIVIDE L'ITALIA DEI LIBRI


La data si avvicina a grandi passi. Entro il 5 maggio gli «aventi diritto», siano essi autori o editori, dovranno comunicare a Google se intendono entrare a far parte dell`accordo (tramite il sito www.googlebooksettlement.com) o se preferiscono starne fuori. E per gli editori sarà molto più che un semplice sì o no: si tratta di capire quanto e come potranno sfruttare le opportunità, o evitare le insidie, che vengono dal mondo Google.


Gli emissari del colosso di Mountain View hanno fatto, nello scorso mese di gennaio e senza troppo sbandierarlo in giro, un tour d`Europa per saggiare le intenzioni degli editori del Vecchio Continente. Infatti, anche se l`accordo è stato siglato tra Google, l`associazione autori americana (Authors Guild) e l`associazione degli editori americani (Aap), la questione riguarda, con tutta evidenza, anche gli editori di questa parte dell`Oceano (dove, fra l`altro, si concentra circa il 70% del mercato mondiale dei diritti d`autore).

Gli editori europei si muovono con grande cautela: collaborano come non mai tra loro e discutono, con cadenza settimanale, la complessa materia con il motore di ricerca americano.

Soprattutto perché la nozione di opera "fuori commercio" utilizzata da Google per avere la scusa di digitalizzare i libri si è rivelata molto poco efficace. Per esempio: Google giudica fuori catalogo un libro del quale è invece uscita un`altra edizione (non sa che lo Zíngarelli 2009 è la nuova edizione dello Zingarelli 2008 o che lo stesso libro uscito da una casa editrice e poi da un`altra rimane lo stesso libro, eccetera). E poi perché ogni titolo, per Google, ha lo stesso valore: un editore normale paga di anticipi sui diritti da 2.000 a un milione di dollari e tra un libro che vende un milione di copie e uno che ne vende cento sa bene quale sia la differenza. Tra i digitalizzati, così, ci sono anche autori di bestseller contemporanei, come i nostri Terzani o Odifreddi.

 

Gli editori europei hanno già dimostrato a Google (facendo ricerche sui propri titoli) che i suoi meccanismi sono estremamente deficitari e chiedono al colosso del web di allinearsi alle metodologie esistenti, in particolare quella adottata dal progetto Arrow, coordinato dall`Aie e che vede la partecipazione di associazioni di editori, società di gestione dei diritti e biblioteche nazionale di tutta Europa.

 

La proposta d`accordo di Google è frutto di una class action durata 4 anni ma (se dovesse essere accettata dalla corte di New York il prossimo 11 giugno) sancirebbe, di fatto, una novità del sistema editoriale globale. Google ha accettato di pagare per le spese processuali e per risarcire gli editori dei quali ha digitalizzato i libri senza chiedere permesso e promesso di creare una fondazione indipendente, il Book Rights Registry, che sarà l`autorità incaricata di tenere la contabilità dei proventi per editori e autori. Con una spesa di circa 200 milioni di dollari, però, Google (fatturato 2008, 21,8 miliardi di dollari) avrà ottenuto di rivoluzionare il mercato futuro del libro digitale, entrando in scena non solo come motore di ricerca, ma anche, d`ora in poi, come distributore ed editore di contenuti in senso lato.

 

Non solo: con l`accordo, Google, ha obbligato gli editori a svolgere un lavoro che le sarebbe spettato. In genere, un editore prima di pubblicare s`informa, tramite il proprio ufficio diritti, sui titolari dell`opera. Qui, Google prima ha "pubblicato", poi invitato i detentori a farsi avanti. Con costi a carico degli editori tradizionali. Le imprese che non accetteranno il compromesso (che riconosce 60 dollari a titolo intero digitalizzato, da dividere tra autore ed editore) usciranno dall`accordo, ma senza la garanzia che i loro libri non verranno digitalizzati in futuro: semplicemente, Google non ríconosceràla cifra pattuita e se l`editore si sentirà defraudato potrà sempre fare causa. In America, però. E a suon di milioni di dollari...

 

Ma non è nemmeno questo il vero nodo da sciogliere. Google, infatti, agisce già oggi da autentico monopolista del mercato dei motori di ricerca. E con l`accordo accumulerà milioni di libri, completamente digitalizzati, che accresceranno il suo archivio di informazioni, che verranno utilizzate anche commercialmente.

 

In vari modi: vendita diretta del libro, abbonamenti per le istituzioni, duplicazioni di parte di libri, pubblicità (che Google avrà il potere discrezionale di mettere o no). È chiaro che chi si chiama fuori dall`accordo sarà anche al di fuori di un sistema che sempre più, in futuro, aumenterà d`importanza.

 

In pratica gli editori tradizionali hanno dovuto fare buon viso a cattivo gioco nella prima fase della vita di Google Book Search. Messi davanti al cambiamento realizzato, ora s`interrogano sulle azioni più opportune da intraprendere e il dibattito, tra gli editori italiani e non solo, è apertissimo. L`impressione è che il futuro digitale del commercio del libro sia arrivato senza preavviso e che le normative sulla gestione del diritto d`autore e lo stesso ruolo degli,editori siano a destinati a cambiare, magari in breve. Con l`ombra di un gigante che commercia, contemporaneamente e in tutto il mondo, informazioni che altri hanno pagato per ottenere e sulle quali hanno basato la loro scommessa imprenditoriale. Forse potrebbe essere un grande affare per tutti. Di sicuro lo è già per uno: Google.

 

Stefano Salis

 

MOTTA: FORTE IL RISCHIO DI UN MONOPOLIO ONLINE

 

Per Federico Motta, presidente dell`Aie, la questione Google è delicata e da guardare con attenzione ma senza preconcetti. «Stiamo cercando di capire, prima di esprimere giudizi netti. Si tratta di salvaguardare i nostri diritti d`autore, ma anche d`investire per il futuro sulla libertà di espressione e creazione».

 

Presidente, ma il fatto che Google pagherà non è una vittoria per gli editori?

Non necessariamente. L`accordo con gli americani interessa anche noi. Si parla di editori con opere presenti sul mercato americano, ma oggi, grazie all`ubiquità di internet, non vi è libro italiano che non sia disponibile anche in Usa. E grazie all`ottimo lavoro fatto in questi anni dagli editori italiani nel distribuire i propri libri nelle biblioteche americane, tra i libri già digitalizzati ve ne sono moltissimi italiani. Da prime stime siamo nell`ordine di centinaia di migliaia.

 

A quale compito sono chiamati gli editori ora e come vi comporterete? La decisione è se, per i propri libri, escludere completamente l`applicazione dell`accordo o muovere eccezioni all`accordo stesso.

Gli editori dovranno decidere se mantenere nella banca dati i titoli già digitalizzati o in corso di digitalizzazione perché considerati fuori commercio, se autorizzare il trattamento anche di quelli in commercio e, comunque, reclamare il pagamento delle somme previste rispetto ai testi già digitalizzati. Uno dei punti caldi della discussione che gli editori europei hanno in corso con Google riguarda proprio la definizione di un`opera come fuori commercio, che determina il regime cui viene sottoposta: se infatti è in commercio, Google dovrà chiedere autorizzazione prima di digitalizzarla, se è considerata fuori commercio potrà digitalizzarla comunque. Certo, al momento sono considerati fuori commercio persino best seller del 2008, e la gran parte dei libri pubblicati da più di cinque o sei anni.

 

Che cosa cambierà negli scenari editoriali? Qui arriva la parte più dolorosa per noi.

L`accordo è riferito all`intera categoria degli editori e degli autori e prevede ampie possibilità di utilizzo da parte di Google: dalla digitalizzazione sono sviluppati servizi che vanno dalla semplice diffusione di brevi estratti dell`opera e dalla consultazione delle opere all`interno delle biblioteche per usi di studio e di ricerca, fino alla vendita di abbonamenti a istituzioni di vario genere per l`accesso completo alla banca dati di opere e allavendita ai consumatori di accessi a singoli libri. Google non sarà più quindi solo un motore di ricerca. Funzionerà direttamente come distributore. E per tutti gli editori il dentro o fuori sarà una scelta molto delicata.

 

C`è un rischio di "monopolio", quindi?

Si, se pensiamo agli effetti che l`ingresso di un operatore di questa forza può avere sugli equilibri nel mercato della distribuzione dei contenuti librari, integrando in un motore di ricerca generalista i risultati di "ricerca libri" laddove inizia anche a vendere i contenuti.

Se a questo si associa il potere del tutto discrezionale di scegliere se e cosa diffondere attraverso i propri servizi, potendo infatti escludere la distribuzione dei contenuti per motivi sia di "natura editoriale" che di"natura non editoriale", le preoccupazioni aumentano, e di molto, tanto da far temere addirittura una lesione della libertà di espressione.

 

Ma per i lettori non è un beneficio? Tutto in un colpo solo: ricerca, anteprima di lettura e acquisto in un clic. Nonè un metodo vantaggioso per tutti?

La risposta va cercata nel grado d`apertura del sistema. Le tecnologie che saranno utilizzate non sono indifferenti: ad esempio, quando un utente metterà una parola chiave sul motore di ricerca generalista, troverà solo i volumi inseriti in Google Book Search o anche quelli di altri aggregatori privati o delle biblioteche digitali? E come sarà possibile verificare che non vi siano discriminazioni? È un momento cruciale per il futuro della cultura, in cui occorre più che mai conciliare le esigenze dello sviluppo di internet e della conseguente accelerazione della trasmissione delle conoscenze.

Vi è certo un problema di accesso alla cultura, ma anche un problema di parità d`accesso alla rete di chiunque voglia proporre i propri contenuti, secondo i modelli economici e culturali che liberamente vorrà scegliere.

S.Sa.

[Fonte: "IL SOLE 24 ORE" di mercoledì 4 marzo 2009, p. 42]