Il Garante europeo boccia il trattato anti-contraffazione


Combattere la pirateria, sì, ma senza calpestare i diritti fondamentali dell’individuo. In un rapporto di una ventina di pagine pubbicato sul suo sito, il Garante Europeo per la Protezione dei Dati, Peter Hustinx, bacchetta le ultime iniziative legislative in materia poste in essere da vari Stati europeo, come la cosiddetta “dottrina Sarkozy” in Francia: tre avvisi di infrazione della normativa sul copyright e poi si viene privati dell’accesso alla Rete.


Secondo Hustinx, la leggi basate sul modello francese sono “altamente invasive della sfera privata degli individui” e “presuppongono un controllo generalizzato delle attività Internet degli utenti, comprese quelle perfettamente legali”.


A peggiorare il quadro c’è il fatto che tale vigilanza non viene portata avanti dalle autorità giudiziarie preposte, ma da soggetti privati: il primo luogo dai detentori del diritto d'autore (case discografiche e simili), che segnalano eventuali illeciti, e in seconda battuta dai provider che, ricevuta la segnalazione, associano all’indirizzo numerico Ip fornito il nome dell’abbonato. Tutto questo in violazione di almeno due direttive comunitarie: la 95/46, sul trattamento dei dati e la 2002/58, che riguarda l’elaborazione e la protezione dei dati nel settore delle telecomunicazioni.


Inoltre, fa notare il Garante: “Internet gioca oggi un ruolo centrale in ogni aspetto della vita di individuo, per cui togliergli l’accesso Internet vuol dire tagliarlo fuori dal lavoro, dalla cultura, dai rapporti con la pubblica amministrazione”. Nel rapporto si fa riferimento anche ai negoziati che stanno avvenendo da un paio d’anni in gran segreto fra Unione Europea, Usa e altri Stati e che dovrebbero sfociare a breve nell’Anti-Counterfeiting Trade Agreement (Acta), un sorta di trattato multilaterale in tutela del copyright.

Il Garante lamenta di non essere stato consultato dalla Commissione Europea nel corso dei lavori, dato che le misure anti-contraffazione, secondo quanto trapelato in Rete, avrebbero significative ricadute su diritti fondamentali dell’individuo, come il diritto alla privacy e alla riservatezza dei dati.

L’Acta prenderebbe infatti a modello proprio la disciplina dei tre avvisi; in più si spingerebbe fino ad attribuire una responsabilità civile dei fornitori di accesso a Internet nei confronti delle violazioni commesse dagli utenti. Con l’effetto di costringere i provider a effettuare, a monte, un’opera di censura e selezione dei contenuti, per evitare grane.


Secondo il rapporto Hustinx, a tutela del copyright si potrebbero prendere in considerazione misure meno invasive: ad esempio, campagne informative sui rischi e le conseguenze legali della violazione del diritto d’autore. “Ove venissero dimostrate e quantificate le perdite economiche dovute al file-sharing – afferma inoltre il Garante - provider e produttori di contenuti potrebbero pensare di introdurre canoni di abbonamento differenziati, in cui parte del costo d’accesso potrebbe essere devoluto ai detentori del copyright”.


Alla luce di tutte queste considerazioni, Hustinx chiede perciò alla Commissione Europea di incoraggiare un dialogo più trasparente e pubblico sui temi dell’Acta, in modo da rassicurare i cittadini che le misure previste non violino diritti fondamentali dell’individuo e siano compatibili con le normative europee sulla privacy e la riservatezza dei dati.


La risposta della Commissione non si è fatta attendere: la Direzione Generale del Commercio, a pochi giorni dalla pubblicazione del rapporto, ha annunciato la convocazione di un incontro pubblico, il prossimo 22 marzo per informare tutte le parti interessate sul contenuto e lo stato dei lavori dell’Acta.

 

 

[Fonte: LASTAMPA.it]

Il "rapporto Hustinx" (pdf)